The Velocity Raptor – The Chupee Life

The Velocity Raptors – “The Chupee Life”
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License: Creative Commons BY NC

Year: 2012
From: Manchester, Inghilterra
Netlabel: Digital Kunstrasen
Genre: Lo-Fi, Post Rock, Math

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Bancamp
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Un disco rapido, veloce ed elettrizzante. Otto brani che rientrano nel quarto d’ora d’esecuzione. Tempo totale che di primo acchito potrebbe sembrare troppo breve, ma che sortisce l’effetto di far ascoltare tutto l’album anziché stancare dopo pochi brani. I brani di conseguenza sono di durata limitata, ma nella loro intensità non fanno altro che esprimere ciò che hanno da trasmettere senza la pretesa di allungare il tutto in inutili e rindondanti orpelli. Forse brani “semplici”? Possibile, ma laddove la semplicità vuole dire capacità di raggiungere il punto della questione, col risultato di esser comunicativi. Se si pensa che poi dietro un nome da gruppo in realtà si nasconde un solo nome ed un solo cognome, Sean Buckley, beh, apprezzo ancor più. Da solo riesce a dare freschezza, quella ventata d’aria primaverile in un’estate torrida che fa svegliare dal torpore estivo. In poco tempo ha fatto uscire anche un’altro paio di brani, rintracciabili sulla paginda di Bancamp, facendosi aiutare anche da altri, senza perdere in agilità e cecand di sviluppare alcuni passaggi. Di sicuro “progetto” che nel su piccolo si fa notare, tanto che sono apparsi articoli al riguardo già in diversi siti e riviste, articoli comunque sia incoraggianti. Un grosso punto di discussione potrebbe essere il genere musicale che propongono, siamo in una fase in cui ognuno afferma qualcosa che può sembrare molto diverso. La prima affermazione in tal senso è quella della netlabel, che definisce il disco LoFi Post rock. Sinceramente ho ancora da capire dove sia il post rock e sopratutto il lofi: brani brevi (al contrario del post rock che ha molto spesso tempi dilatati) e qualità del suono molto precisa e adatta allo scopo. Ma ci si accontenta, l’ambito di provenienza è sicuramente il rock e la qualità sonora sicuramente può migliorare. Poi si scorrono altre recenioni e ci si accorge che provengono dall’ambiente math. Ecco, qua già ci si avvicina molto al genere, in cui si ha molta precisione, sia dal punto di vista tecnico che sonoro. Altri ancora ravvedono sonorità tipiche dei videogiochi d’altri tempi. Ci può stare, influenze di questo tipo possono rientrare. Ma che questo non porti a credere che ci si trovi davanti a chiptune o tantomeno ai Super Eight Bit Brothers. Nel gioco dei rimandi piuttosto mi ricordano I’m a Robot and Proud, strumentale, elettrico (non tanto elettronico), elettropoprock… Di qui un tag che ho inserito in calce. La realtà è che come scrisse qualcuno si ha la possibilità con questo progetto di andare oltre e creare qualcoa non tanto di nuovo ma di personale. La strada che sta percorrendo è questa. E l’augurio è che non l’abbandoni ma continui a percorrerla.

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