Archivi tag: Quite

Ultraviolette Cappuccino – Conge Sabbatique

Pur essendo attivo ormai da diversi anni purtroppo non si trovano molte informazioni al riguardo di Sirius Palau, artista che scrive ed esegue da solista interi dischi col nome di Ultraviolette Cappuccino. Sono dischi strumentali, delicati, leggeri. In alcuni casi taggati come new age… Etichetta che personalmente aborro. Sarebbe semplicemente riduttiva e priva di significato. Peggio di tutte le non definizioni esistenti. I lavori sono “semplicemente” strumentali. E rilassanti. Pochi accordi, due chitarre sovrapposte magari, una in arpeggio l’altra in accordi o singole note, che si trovano, si lasciano, si incontrano e proseguono. Sussurrano. Si avvicinano alle orecchie. Ma non vogliono entrarvi con prepotenza. Ti girano intorno, con leggiadria. E poi continuano la loro strada. Come farfalle che si inseguono. E il proprio respiro che si ferma per non disturbare aspettando il prossimo avvicendamento. Magari il vento che turbina intorno a noi. Il fiume impetuoso che scorre verso valle con tutta la sua potenza. E poi si rientra nel bosco, con i suoi giochi di luce, il suo manto ricoperto da foglie e si prosegue lungo la strada. S’ascolta la musica e si respira a pieni polmoni con la mente libera. Magari si è rimasti sempre fermi nel solito luogo, ma è come se ci si fosse introdotti nel bel mezzo della natura.
La speranza è che all’autore venga riconosciuto il proprio lavoro e che continui con il proprio lavo. Nel caso di Congue Sabbatique si viaggia con otto brani, e anche se non ci si fosse realmente mossi il tempo sarebbe comunque passato in ottimo modo.




Ultraviolette Cappuccino – “Conge Sabbatique”

1- Armorica
2- Tombe la pluie
3- Caramel
4- Luna drums-court
5- Sweet home
6- Adieu bonhomme de neige
7- Pollen 2010
8- Venus Day 2010

Anno: 2010
Provenienza: Francia
Netlabel: Auto
Download: Mediafire, Opendrive, Archive
Genere: Quite, Instrumental,
Ultraviolette Cappuccino nel web:
Sito ufficiale
Boxon
Ascolta anche nella pagina Musica Creative Commons

 

Naomu – Amanita

In questo caso l’Amanita non è muscaria, ma il titolo di questo breve disco di Naoumu, musicista e non solo, giapponese. Anche se la prima canzone è anche cantata lo si trova sotto la categoria strumentale, in particolar modo sotto la voce “toys”. E se l’inglese è uguale qui in Italia come in Giappone vuol significare giocatoli. L’effetto è comunque quello. Un pianoforte giocattolo. Sembrano comparire altri suoni provenienti dalle parti meccaniche di altri giocattoli. Anche voci di bambini. Brani semplici, ovattati, curiosi. In alcuni momenti il suono carillon sembra prender il sopravvento. Altre volte il brano sembra un po’ perdersi come se a suonarlo ci fosse un bambino alla scoperta dello strumento. Il suono di una pellicola cinematografica fa immaginare di esser davanti ad un film degli esordi. Nel complesso è un lavoro curioso. La durata non è poi tale da annoiare. Va ascoltato molto sotto un aspetto sperimentale, non dico precursore visto che lavori in tal senso ce ne sono già stati diversi non solo in Giappone, ma almeno come strada ad oggi non ancor molto approfondita. In tal senso rimane un esempio di come ci si possa muovere, con qualche buon risultato. Interesse me ne continua a creare, e la mia speranza e che seguano ulteriori sviluppi.

Naoumu – “Amanita”

1- Kareha
2- Zkumavky
3- Scene
4- Saku
5- Asobi

 

 

Anno: 2010 (?)
Provenienza: Giappone
Netlabel: Totokoko
Download: Mediafire, Opendrive, Totokoko
Genere: Toys, Quite, Instrumental
Naomu nel web:
Blog
Myspace

Articoli:
Yamanote Dreams

Ascolta anche nella pagina musica creative commons

 

Simple is Good – Varie

Si ritorna in Russia, con i Simple is Good. Il nome dice già molto sui propositi delle canzoni: semplici. O almeno che appaiano tali. Canzoni evocative, leggere, rilassanti. Quasi sempre senza voce, strumentali. Anche in questo caso la musica la fa comunque da padrona. Ed è così che deve essere. non c’è bisogno di parole quando si decide di suonare. Sono le note che emergono e narrano. Sono le vibrazioni che vanno ascoltate, sì con le orecchie, ma anche con il resto del corpo. Meglio se ad occhi chiusi. E comodi. Sensazioni piacevoli. Si viene presi per mano e condotti in concerti fatti di profumi, di brezze, di venti d’altura, di nuvole che compaiono e scompaiono, di montagne verdi e bianche, di grandi pianure. Poi il brano purtroppo svanisce… e ne comincia un altro. Purtroppo i brani che hanno rilasciato non sono molti: otto in tre anni, di cui 34° in due versioni differenti. Ma forse va bene così. Meglio meno brani rilasciati in più tempo che troppi in una volta sola. Già dal primo ep omonimo del 2009 al doppio singolo del 2011 si notano dei miglioramenti, sia nella registrazione che nella complessità dei brani, che si allungano, dipanano e offrono emozioni più elaborate. In questo caso specifico metterò tutti i brani in sequenza temporale: i primi quattro sono dell’omonimo ep del 2009, i secondi due l’ep Мы верим, и это делает нас сильней del 2010 e gli ultimi due dal singolo Сон неземной del 2011. Come immagine di riferimento la copertina dell’ep del 2010.

Simple is Good 

EP 2009
1- 34°C
2- Два цвета
3- Зарождение меня
4- Тепло первого дня

Ep 2010
1- 34°C 
2- Мы верим, и это делает нас сильней 

 Singolo 2011
1- Океаны
2- Сон неземной 

Anno: 2009, 2010, 2011
Provenienza: Russia
Netlabel: Mimonot
Download: Mimonot
Genere: Popo, Quite

Simple is Good nel web:
Sito ufficiale
Myspace


Ascolta nella pagina Musica Creative Commons