Archivi tag: Post Rock

Kalouv – Sky Symmer

Ed eccoci ritornare in Brasile, dalle parti di Recife. Anche in questo caso la Sinewave sembra aver buon occhi, o meglio buon orecchio. Infatti Sky Swimmer è il disco d’esordio dei Kalouv, giovane gruppo sia per anno di formazione che per età anagrafica (dalle foto sembrano esser giovani). Non sono tanti i gruppi che riescono a proporre musica di questo livello e di certo la Sinewave lo sa apprezzare e riproporre. La formazione base è di quelle standard: basso, due chitarre, batteria e tastiera. Quest’ultima non invadente, non di quelle che servono ad introdurre suoni particolai, bensi integrata con il resto della strumentazione e che sa stare al proprio posto. La voce come si è visto non c’è, ed è bene così. Questo è uno di quei casi in cui è la musica, suonata peraltro, a prendersi lo spazio che merita. Se si ha qualcosa da raccontare che lo facciano le note, suonate materialmente da strumenti. Melodie delicate, mai eccessivamente forti o violente. Non mancano certo i momenti più concitati, ma non compaiono mai con distorsioni eccessive. Non mancano neanche riferimenti a generi di varia provenienza, ma diventano inclusioni e motivo per approfondire i brani. I brani poi… in realtà siamo comunque di fronte ad un discorso unico, un disco che va ascoltato nel suo complesso, dall’inizio alla fine senza balzellare da una traccia all’altra… si perderebbe il senso di continuità che viene presentato. I singoli brani non hanno la solita struttura strofa/ritornello etc… Certamente possono anche esser ascoltati separatamente. Anche di un libro si posson leggere anche solo alcuni capitoli che non perderebbero la loro bellezza. Ma si perderebbe la totalità dell’opera.
Nel complesso un’ottima opera prima, sicuramente da apprezzare nel tempo, tempo che li aiuterà anche a limare un poco la composizione che alle volte sembra spezzar un po’ troppo le varie parti. Giusto quel poco di labor limae chesicuramente li porterà a superarsi.

Kalouv – “Sky Swimmer”

1- Agripa
2- Beni
3- Zefiro
4- Sky Swimmer
5- Avec…
6- Ressononce
7- Waves

Anno: 2011
Provenienza: Recife, Brasile
Netlabel: Sinewave
Download: Mediafire


Kalouv nel web:
Sito Ufficiale
Soundcloud
Myspace

Articoli:
The Sirens Sound

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The Surf Messengers – Tales from the Vaults of West Woodley

Un disco solo e due brani. Letteralmente il classico lato a e lato b del caro vecchi zio vinile. Ma non si tratta di un vinile. E le lettere non indicano la presunta qualità dei brani. Sono solo due brani. Ma non ci si faccia ingannare da quel “solo” volutamente ripetuto. Si tratta di due suite, il giorno e la notte racchiusi in circa 25 minuti per parte. E sono minuti lunghissimi, inquietanti. Sicuramente non leggeri. Alle volte penetranti. Altre assordanti. Alcuni suoni ripetitivi, tante e tante volte che non sembrano voler più uscire dalla testa. Piccole variazioni. Piccoli suoni. Che sembrano nascondersi. Ma ci sono. E quell’irequietezza che ti senti addosso forse ha un motivo. Certamente non è un ascolto facile. Può parere un’inutile forzatura. Di certo non ci si appresta ad ascoltare brani easy listening. Che siano pretenziosi? Non mi stupirebbe una critica del genere. Ci si potrebbe anche chiedere perché affannarsi a creare destrutturazioni di questo tipo. Domanda inutile dal momento in ce la si pone. Non è musica per ballare. Non è musica per rilassarsi. Non si racconta una storia. Questi musicisti sono ormai anni che periodicamente si ritrovano assieme, delle specie di rimpatriate. C’è chi va al ristorante e chi suona. Loro suonano. Ed improvvisano. Improvvisano. Questa è la chiave. Affiatamento tra loro e improvvisazione. E voglia di giocare. Come i notiziari che arrivano, anche in italiano, nonostante loro siano inglesi e la raig russa. O il trapano. Si ecco. L’ambiente è la casa, e tra i vari suoni se ne intromettono anche di quotidiani. E mi è scattata la curiosità di riascoltare i vari suoni in cui mi posso imbattere nell’arco della giornata e rivederli con un tappeto musicale…
Rimane un ascolto difficile ma di quelli di cui rimango solo contento, perché senza nessuno che faccia dei passi avanti a sperimentare, si rimarrebbe solo fermi.

The Surf Messengers – “Tales from the Vaults of West Woodley”

1- Friday the 13th. Part 1: the day
2- Friday the 13th. Part 2: the night

 

 

 

Anno: 2010
Provenienza: Inghilterra
Netlabel: Raig
Download: Mediafire 1, Medifire2
Genere: Instrumental, Post Rock



The Surf Messengers nel web:
Sito Ufficiale
Soundcloud
Free Music Archive
Bandcamp
Myspace

Articoli:
Sea of Tranquillity (riguardo il disco Lovest)
Monochrom  (riguardo il disco Lovest)

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Jardin de la Croix – Pomeroy

Non inganni il nome, siamo a Madrid, in Spagna. Pomeroy è il primo album dei Jardin de la Croix uscito nel 2008 dopo che la band si formò nell’anno precedente. La formazione è, se possibile definirla così, standard: due chitarre, basso batteria. Fondamentalmente strumentali. Genere progressive rock e math. Ambedue. I confini delle definizioni al solito sono molto labili, quindi inutile soffermarcisi sopra. Di sicuro il rock si fa sentire, molto, e molto piacevolmente. I ritmi molto spesso sono veloci, ma non appesantiscono i brani con effetti impegnativi o tirano eccessivamente in lungo i ritmi. Alternano. Si hanno cambi di tempo frequenti, che rendono le canzoni molto agevoli all’ascolto. Ai momenti di sclero segue la calma. Si sente una voce. Ma non disturba. Fa sentire che c’è, ma non invade. La musica sono gli strumenti che la fanno. Che tengono la scena. Che ci descrivono diversi stati d’animo, uno in sequenza all’altro. Ma non necessariamente in ordine. Altre volte “giocano” con le scale: battibecchi tra chitarra e basso, poi interviene l’altra chitarra. E il rock riemerge. Personalmente mi coinvolgono molto certe sonorità, di tutti gli strumenti, in particolar modo di una chitarra. Nel complesso un disco molto omogeneo e con una propria personalità: come avessero messo un proprio marchio. A distanza di qualche tempo dal primo ascolto che feci, sono ancora qui ad ascoltarlo con molto piacere. Quindi non posso che consigliarne l’ascolto e appoggiarli nel loro lavoro.


Jardin de la Croix – “Pomeroy”
1- Polihedron
2- Jesse Harding
3- Suomi
4- Boston Steamer
5- Antioquia
6- Synaesthesia

 

 

Anno: 2008
Provenienza: Madrid, Spagna
Netlabel: MasterToaster
Download: Mediafire
Genere: Math, Post Rock

Jardin de la Croix nel web:
Sito Ufficiale
Myspace
Bandcamp
Archive
Jamendo

Articoli (relativi a Pomeroy):
Free Albums Galore
Prog Archives
Sputink Music
The Sirens Sounds

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I am the Architect – 11

Muenster, Germania. Anno 2008. Città studentesca, dicono. Magari pure di architettura. O magari anche no. Del resto si tratta del nome del gruppo. Non che non abbia la sua importanza come ci si presenta. Ma alle volte passa in secondo piano. Potrebbe anche essere una citazione da un’altra canzone. O anche no. Se ne potrebbe discorrere per ore senza cavare un ragno dal buco. Che per altro si trova tanto bene lì e gli arrivano sempre dei rompiscatole che cercano di tirarlo fuori. Quindi onde evitare di dare noia ad un simpatico animaletto che si fa amabilmente i fatti suoi e ci aiuta nel catturarci inutili insetti volanti si può ritornare al disco in questione. 11 (undici). Anche su questo nome si potrebbe discorrere a lungo. Un Roberto Giacobbo potrebbe condurre una serie di trasmissioni sull’argomento. Senza dirci nulla peraltro. Come al suo solito. Invece le tracce sono quattro, dalla durata tra i cinque e gli otto minuti e mezzo. Strumentali. Anche se la voce sembra alle volte occhieggiare, sembra volersi far vedere. Ma non sentire. C’è, ma è un suono tra gli altri. Tanti. L’atmosfera sembra cupa alle volte. Ma viene presentata in diverse maniere. Taluni momenti è l’ambiente intorno a noi che predomina, altre volte è dall’interno che sentiamo arrivare qualcosa. Di non tanto definito. I colori ci sono, ma prevalentemente ovattati. Dal buio che esce dal nostro interno alla notte che ci circonda. Alle volte è la luna che ci indica cosa vedere, col suo argento irradiante. Alle volte è la nebbia che ci circonda e che sfuma tutto. Ma attraverso essa comunque filtrano dei raggi. Che la disperdono e ci fanno intravedere qualcosa. Qualcosa che è necessario vedere. E sentire. Con tutto il corpo. Si passa da momenti di rabbia interiore alla gioia. Energia sprigionata dall’interno attraverso il nostro corpo verso un ambiente che non rimane fermo, intangibile, ma che ci risponde e si fa sentire. Non solo sonoramente, ma anche fisicamente. Al tatto, all’olfatto fino a voler raggiungere l’origine del movimento che partì dentro di noi. Alla fine non si sa più bene dove siamo. In alcuni momenti certamente vengono ricreate atmosfere in cui si può osservare l’ambiente circostante come non ne facessimo parte, ma poi ci si arrende, anche noi se ne fa parte. Ascoltare possibilmente con tutti i nostri sensi. Ed è così che l’album scorre veloce. A tratti energico, a tratti rilassante e distensivo. Scorre. Purtroppo finisce. Dalla rabbia iniziale si passa per rilassarsi, e poi si riparte. Si ricomincia. Purtroppo a disco finito si è da soli, senza loro che ci accompagnano. Ma hanno tirato la volata. E si può provare a continuare. Aspettando la loro nuova uscita. Alla fine del disco sembrano voler concludersi con un climax ascendente, rullate e intensità che crescono fino a fermarsi. Ma… poi compare un brusio di fondo… un cliffhanger forse? Riprenderanno il lavoro da lì? Chi può dirlo. Il climax indica la fine di un disco, ma il tappeto sonoro che ne esce indica che ciò che ha scaturito il brano/disco c’è, ed eccome e non è affatto finito. Adesso tocca a noi continuare.

I am the architect – “11”

01 Quit
02 – Remote Control
03 – Silence Silence
04 – Solitude

 

 

Anno: 2008
Provenienza: Muenster, Germania
Netlabel: Lost Children
Download: Arhive, Mediafire
I am the Architect nel web:

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S.O.M.A. – “Deus ex Machina”

Post-rock, shoegaze. Due definizioni per un solo gruppo. Ma come al solito le definizioni possono esser molte. L’ambiente di provenienza è pur sempre il rock, gli strumenti di base chitarra, basso e batteria. Voce? Sì ma giusto per dire che c’è. Strumentali. Fondamentalmente strumentali. Alle volte si aggiunge qualche altro suono / effetto. Ma non in maniera invadente. A complementare. Basi molto rock classiche a fare da tappeto. E una storia che non ha bisogno di esser parlata per esser raccontata. Si ascolta con le orecchie e non con un cervello che deve elaborare delle parole per avere significati. Si ascolta e si va avanti per immagini, non per scritti. Non siamo in presenza di viaggi estremi, verso chissà quali spazi esterni. Siamo a terra. Il rock c’è e si fa sentire. Alle volte tende a nascondersi. Scompare dietro intermezzi che sembrano buttati lì, piccoli scleri o evocazioni, ma che sono in realtà anch’essi facenti parte di una narrazione più ampia. I brani risultano esser cinque. Ma sono cinque tracce molto complesse al loro  interno che vanno ascoltate più e più volte. Può risultare ingannevole un primo approccio in cui sembrano non voler portare all’estremo la sperimentazione. I richiami sonori portano a credere di saper già cosa ci si possa aspettare dal seguito del racconto. E all’improvviso no. Quella batteria, quella chitarra e quel basso dove sono finiti? Sono sempre lì. Ecco che il rock si è nuovamente nascosto e diventa post. Post di se stesso senza tradirne le radici. Ora un arpeggio. Ora una batteria isterica. Ora arriva un altro suono ed ecco che l’anima torna fuori. Superato anche questo momento di apparente calma si riparte. Tre elementi che suonano in maniera completa e lo fanno sentire. e riobbliga a farsi riascoltare attentamente.
Riparto all’ascolto.

S.O.M.A. – “Deus ex Machina” 

01. Dogma
– I. Statements of Faith
– II. Reducto ad Absurdum
02. Moirae
– I. Genesis
– II. Interlude
– III. When Everything Dies
03. Through A Glass Darkly
– I. Winter Light
– II. The Glass
– III. Farewell
04. .G
05. The Myth of Sisyphus
– I. The Absurd
– II. Albert Camus

Anno: 2011
Provenienza: Brasile
Netlabel: Sinewave
Ascolto: Canili d’Adda, Soundcloud
Download: Mediafire, SineWave
Genere: Post Rock, Strumentale

S.O.M.A nel web:
Soundcloud
Myspace
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Articoli:
Bongo Fury (Br) – scaricabile la discografia completa
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