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Collaborazione trasversale, filiera e crowdfunding

In generale la mia posizione nell’affrontare una situazione prevede, per quanto possibile, un approccio multidisciplinare, ovvero cercare di affrontare l’oggetto in questione da più parti e in diverse maniere per ottenere il risultato auspicato. Molto spesso una sola via non basta. In sostanza non esiste una bacchetta magica che da sola possa risolvere tutto. Ovviamente ciò vale anche per la musica, in particolar modo se in partenza dal basso e rilasciata sotto licenza Creative Commons. Queste ultime, secondo un’interpretazione comunemente riconosciuta, sottointendono una finalità sostanzialmente di non lucro in quanto incentrate sull’idea di condivisione. Da questo assunto deriva il fatto che nella maggior parte dei casi i dischi vengono proposti al pubblico a titolo gratuito, da netlabel che a loro volta si adoperano senza finalità di lucro e promossi da persone spinte da interesse personale. Ma ciò non vuol dire che non vi siano costi, in primis per i musicisti, che pur risparmiando sul costo del materiale di supporto, avranno pur sempre spese di registrazione, strumentazione, autoaggiornamento e così via… e seppur più in piccolo il discorso lo si può immaginare valido anche per le altre parti della “filiera”: vi sono costi, pressoché zero per una lavorazione base, ma in aumento se si volesse ampliare la portata del proprio lavoro. Quindi si tratta di un fattore importante che riguarda tutto ciò che ruota intorno alla musica. La soluzione più semplice sarebbe mettere un costo fisso all’utente finale. Idea da non disdegnare per partito preso, ma che va osservata in quelli che possono essere considerati effetti negativi. In sostanza un approccio tale risulta essere un freno. Ogni persona ha un proprio budget oltre al quale volente o nolente non può andare, quindi su larga scala un costo fisso semplicemente comporta il non aquisto, quindi da un lato sicuramente un mancato introito, mentre dall’altro non si hanno vantaggi bensì conseguenze quali mancata possibilità di farsi conoscere e, a cascata, il blocco di un eventuale interesse verso ciò che si propone, mancato interesse verso esibizioni dal vivo, mancato interesse verso lavori futuri e via dicendo. Tutto ciò ovviamente oltre al contravvenire al principio base della condivisione. Visione pessimista? Può essere. Ma nel mondo del “music business”, quello delle major per intenderci, quella dei grandi eventi, dei grandi nomi è quello che sta succedendo. Finché si tratta di qualcuno di ampliamente conosciuto la ruota gira, ma su se stessa, senza riuscire a lasciare il proprio spazio a chi potrà seguire quando è facilmente immaginabile che anche la camera d’aria più resistente prima o poi si sgonfia… Quindi che fare? Approccio multidisciplinare. Un buon inizio è quello di lasciare un’offerta libera, in maniera da permettere comunque l’ascolto e la condivisione, eliminando in maniera definitiva gli effetti collaterali, il tutto senza precludersi la possibilità di ricevere un aiuto. Aiuto che si può cercare anche in forma non economica per esempio. Cercare la collaborazione di quelle che in precedenza avevo definito parte della filiera: blog, portali, webradio, ma anche radio, riviste e via dicendo. Una filiera trasversale dallo spirito collaborativo e volto alla condivisione. Ovviamente non risolve l’aspetto economico ma lo aiuta in maniera indiretta, non facendo lievitare i costi e promuovendo i lavori proposti. E sopratutto implementa l’obiettivo primario: la crescita personale degli individui tramite l’accesso alla conoscenza, all’arte e al sapere. Ora ho evidenziato due approcci, uno che riguarda direttamente gli introiti volti a coprire le spese, uno più indiretto e l’altro esplicitamente economico ma che arriva alla fine. E se non si avessero abbastanza soldi per iniziare? Qualcuno potrebbe semplicemente dire di non pensarci nemmeno. Ma allora piuttosto che star qui a scrivere e leggere potremmo metterci a sottotitolare in codice binario tutti i film in circolazione. Anche se una parte dei finanziamenti base li si avessero una soluzione trasversale e collaborativa la si può trovare: il crowdfunding. Già in precedenza mi ero dimostrato favorevole a questa metodologia di raccolta fondi per far partire un progetto. Aggiungo oggi a patto di non abusarne in forma di spam, si rischia un effetto boomerang. Mi permetto di dirlo per esperienza personale, tanta di quello spam che stavo arrivando ad aborrire chi lo proponeva. Finito lo sfogo ritorno nei ranghi e lo rilancio. Di piattaforme ve ne sono diverse, specializzate in diversi campi, più musicali o più filmografici, con diverse metodologie e provenienza. Col tempo stanno prendendo più piede anche piattaforme anche italiane, sarebbe interessante, nell’ambito della discussione che sempre auspico, riuscire a stilare un elenco corredato da commenti, opinioni ed aspetti tecnici, in maniera tale da fornire un aiuto a chi si interessasse. Per il momento non mi metto a parlare dei già conosciuti Indiegogo e Kickstarter. Di Buzzker, brasiliano, già accennai. Per questa volta accenno a Musicraider, piattaforma con base in Italia e lanciata da pochi giorni. Ciò che mi spinge a citarli è un taglio che trovo interessante: i progetti da presentare sono sì in ambito musicale, ma un ambito allargato, non solo pensato al musicista che vuole registrare un disco, ma anche per chi vuole proporre un concerto, una tournée, o più in generale tutto ciò che potrebbe proporre chi potrebbe far parte della filiera trasversale… Si tratta di una piattaforma nuova, ma con buoni propositi… Mi piacerebbe avere opinioni anche a questo riguardo. Intanto un’altro tassello alla collaborazione trasversale c’è… parte la caccia al tesoro per completare il puzzle.

Buzzker, crowdfunding per artisti

Come si sarà capito questi sito appoggia pienamente e promuove forme d’arte e intrattenimento rilasciate sotto licenza Creative Commons. Un problema fondamentale per chi volesse pubblicare un disco sotto questa licenza è il reperire i fondi necessari alla registrazione, prove, strumenti e via dicendo. Purtroppo non tutti possono permettersi di anticipare delle cifre relativemente alte e rilasciare il tutto senza chiedere nulla in cambio, ovvero senza farsi pagare. O si trova uno “sponsor”, altreì detto produttore, che a sua volta vorrà un ricavo per l’anticipo, o un progetto per quanto interessante rischia di non nascere nemmeno… Una soluzione per ovviare a questo problema è quello del microcredito, raccolto in piccoli spezzoni da singole persone che possono dimostrarsi interessate al progetto. Crowdfunding in inglese. Negli ultimi giorni è nato un nuovo sito che propone un servizio del genere dedicato ad artisti, sopratutto nel campo musicale: Buzzker. Originario come progetto del Brasile, è organizzato in maniera da raccogliere i fondi previa anticipazione di quello che dovrebbe essere l’idea finale. Una maniera per poter far partecipare tutti gli interessati alla creazione di un disco. Per i dettagli del funzionamento, le faq, e specifiche si rimanda al sito. Per quanto mi riguarda auspico la riuscita di una idea del genere in quanto tassello fondamentale nel processo di condivisione.

 

Anyone who has read almost two or three post on this blog should have understood that it promote everything is licensed under Creative Commons licence. But a big problem to create an album is to raise the funds… The producers obviously wants the money they spent, and not everyone has enough money… One method to obviate this problem is the crowdfunding, everyone according to their possibility could participate. The better way to share. Buzzer is a new project from Brazil intended to get fund from crowdfunding for musical project. I hope the best for this platform because is the base to arrive to creative commons licence and to finally share. For every question and dubt there is the site: Buzzer

 

 

Buzzer:

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