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Un caffè al caffè

CoffeeChess Quindi quel giorno Jon fece il suo primo incontro con un Caffè, e poco dopo con un caffè. Non ne aveva mai sentito parlare, era pur sempre come fosse nuovo della “zona”, e non senza curiosità aprì la porta vetrata, una bella porta intarsiata e con dei vetri colorati che lasciavano intravedere l’interno, ma non era ciò che gli interessava in quel momento, piuttosto era quello che intravide attraverso di essa che lo attirò: diverse persone, disordinatamente vicine tra loro, silenziose, tutte girate in un’unica direzione a guardare una donna posizionata su di un piano rialzato come fosse un palco e tra loro un ripiano che li divideva. Sembrava stessero assistendo ad uno spettacolo interessante, e lui non voleva esser da meno, quindi si posizionò come potè in seconda fila e fissò lo sguardo verso il palco. La donna in effetti non stava mai ferma, si girava su se stessa, guardava il pubblico, giostrava piccoli piattini bianchi, roteava cucchiaini, frullava piccoli robi neri in robini ancora più piccoli, batteva colpi con un aggeggio, aggeggiava un macchinario spaziale, raccoglieva un liquido nerastro in piccole coppette che poi appoggiava sopra i piattini di prima. E tutto questo per ogni singolo spettatore. Jon rimase estasiato. Arrivò anche il suo turno, ed era ancora imbambolato, tanto imbarazzato da tale onore che lì per lì non si ricordò che gli spettatori precedenti per ringraziarla avevano ingerito lo strano liquido nerastro. Ad un colpetto di tosse proveniente dalle sue spalle rinsavì, si adatto all’usanza del luogo e bevve tutto in un sorso. Ovviamente si scottò, ma non voleva esser da meno degli altri spettatori. Cercò per quanto possibile di non darlo a vedere, avrebbe voluto soffermarsi ancora, per un altro spettacolo, o anche per unirsi a quei signori seduti attorno ai tavoli che discutevano con animata nonchalance. Di fronte alle virtù espresse dall’artista per lui ancora anonima non potevano che avere lei e il suo spettacolo come argomento principe, a da quanto parlottavano dovevano anche esser degli esperti nel campo: come avrebbe voluto poter godere anche solo delle briciole della loro esperienza! Ma la lingua da bruciante quale era si era pure ingrossata, non sarebbe stato in grado di spiaccicare una sola parola e il senso di vergogna dettato dall’inesperienza lo pervase. Non ce la faceva proprio a sostenere la situazione, con il volto arrossato dal calore della bevanda e dall’emozione si accontentò di fare un timido saluto all’artista che pur impegnata sul suo palco trovò il tempoCoffeeWoodenCut di ricambiare con un accenno di sorriso. Ci mancò poco che Jon non trasecolasse. Col cuore a mille e le gambe pesanti riuscì comunque a raggiungere la cassa dove aveva visto andare gli altri spettatori, pagò il suo biglietto e guadagnò l’uscita. Si ripromise che appena ripresosi sarebbe tornato forte della sua prima esperienza e, ancora non lo sapeva, da quella che sarebbe stata la sua prima notte in bianco causata dal Caffè/caffè.

ScacchiM

“Chess Game”

1WSOY_S_V_35_79,_36_01
Autor: Berndtson, Gunnar
Inventary: TTU-022534
Title: Šakkipeli (Shakkipeli) (Chess Game)
Holder: unknown
Year: 1878
Technique: Painting
Category: Painting
Dimensions: ?

Signum of the glass negative: WSOY S V 35-79, 36
Year:1879
Photographer: Nyblin,Daniel [Helsinki]
Photo Technique: Wet disc
Photo type: black and white negative

Signum of the digital positive: WSOY_S_V_35_79,_36_01
Date of digitization 2008-11-07
Digitizer (photographer who has taken the digital photo of the original glass plate): Aaltonen, Hannu
Description (of the digital photo): Positive from a glass negative
contents(?): glass negative positive
Digital camera: Nikon D2000
Photo software: Photoshop CS3

Nell'Arcipelago Esterno

“In the Outer Archipelago”

110203Ha013

Autor: Edelfelt, Albert

Title: Ulkosaaristossa (“In the Outer Archipelago”)
Inventary A I 622
Holder: Ateneum Art Museum
Collection: Antell
Year: 1898
Technique: Oil on Canvas
Category: Painting
Dimensions: 86 cm x 146 cm

Signum of the glass negative WSOY S II, 146
Year: 1898
Photographer: Nyblin, Daniel [Helsinki]
Photo technique: Dry disc
Photo type: Black and white negative

Signum of the digital positive: 110203Ha013
Date of digitization 2011-02-03
Digitizer (photographer who has taken the digital photo of the original glass plate): Aaltonen Hannu
Description (of the digital photo): Positive from a glass negative
Digital Camera: Canon EOS-1Ds Mark II
Photo Software: Photoshop cs4

Appunti

Ora. è un periodo che il blog è fermo, ma non è deceduto, nella maniera più assoluta. Problemi con il mezzo, il mio computer, non mi permettono di sfruttare le possiblità che la rete propone, rendendo ancor più lenti e lunghi i tempi per un post che non sia soltanto testuale… Perfortuna arrivano le ferie, che verranno sfruttate per risolvere e riprendere. Intanto questo messaggio di passaggio.

Già che sono qui ne approfitto per linkare un post di Aliprandi, che per l’ennesima volta si trova a dover spiegare un concetto basilare sul ruolo delle licenze,  in generale e nello specifico quelle creative commons, che in se non tutelano il diritto d’autore (automatico e stabilito ab origine dal momento in cui si pubblica, ovvero si rende pubblica, un’opera che tale può definirsi) bensì regolano l’utilizzo che terzi possono fare dell’opera stessa. Qui il link.

Grazie per l’attenzione

A presto

Collaborazione trasversale, filiera e crowdfunding

In generale la mia posizione nell’affrontare una situazione prevede, per quanto possibile, un approccio multidisciplinare, ovvero cercare di affrontare l’oggetto in questione da più parti e in diverse maniere per ottenere il risultato auspicato. Molto spesso una sola via non basta. In sostanza non esiste una bacchetta magica che da sola possa risolvere tutto. Ovviamente ciò vale anche per la musica, in particolar modo se in partenza dal basso e rilasciata sotto licenza Creative Commons. Queste ultime, secondo un’interpretazione comunemente riconosciuta, sottointendono una finalità sostanzialmente di non lucro in quanto incentrate sull’idea di condivisione. Da questo assunto deriva il fatto che nella maggior parte dei casi i dischi vengono proposti al pubblico a titolo gratuito, da netlabel che a loro volta si adoperano senza finalità di lucro e promossi da persone spinte da interesse personale. Ma ciò non vuol dire che non vi siano costi, in primis per i musicisti, che pur risparmiando sul costo del materiale di supporto, avranno pur sempre spese di registrazione, strumentazione, autoaggiornamento e così via… e seppur più in piccolo il discorso lo si può immaginare valido anche per le altre parti della “filiera”: vi sono costi, pressoché zero per una lavorazione base, ma in aumento se si volesse ampliare la portata del proprio lavoro. Quindi si tratta di un fattore importante che riguarda tutto ciò che ruota intorno alla musica. La soluzione più semplice sarebbe mettere un costo fisso all’utente finale. Idea da non disdegnare per partito preso, ma che va osservata in quelli che possono essere considerati effetti negativi. In sostanza un approccio tale risulta essere un freno. Ogni persona ha un proprio budget oltre al quale volente o nolente non può andare, quindi su larga scala un costo fisso semplicemente comporta il non aquisto, quindi da un lato sicuramente un mancato introito, mentre dall’altro non si hanno vantaggi bensì conseguenze quali mancata possibilità di farsi conoscere e, a cascata, il blocco di un eventuale interesse verso ciò che si propone, mancato interesse verso esibizioni dal vivo, mancato interesse verso lavori futuri e via dicendo. Tutto ciò ovviamente oltre al contravvenire al principio base della condivisione. Visione pessimista? Può essere. Ma nel mondo del “music business”, quello delle major per intenderci, quella dei grandi eventi, dei grandi nomi è quello che sta succedendo. Finché si tratta di qualcuno di ampliamente conosciuto la ruota gira, ma su se stessa, senza riuscire a lasciare il proprio spazio a chi potrà seguire quando è facilmente immaginabile che anche la camera d’aria più resistente prima o poi si sgonfia… Quindi che fare? Approccio multidisciplinare. Un buon inizio è quello di lasciare un’offerta libera, in maniera da permettere comunque l’ascolto e la condivisione, eliminando in maniera definitiva gli effetti collaterali, il tutto senza precludersi la possibilità di ricevere un aiuto. Aiuto che si può cercare anche in forma non economica per esempio. Cercare la collaborazione di quelle che in precedenza avevo definito parte della filiera: blog, portali, webradio, ma anche radio, riviste e via dicendo. Una filiera trasversale dallo spirito collaborativo e volto alla condivisione. Ovviamente non risolve l’aspetto economico ma lo aiuta in maniera indiretta, non facendo lievitare i costi e promuovendo i lavori proposti. E sopratutto implementa l’obiettivo primario: la crescita personale degli individui tramite l’accesso alla conoscenza, all’arte e al sapere. Ora ho evidenziato due approcci, uno che riguarda direttamente gli introiti volti a coprire le spese, uno più indiretto e l’altro esplicitamente economico ma che arriva alla fine. E se non si avessero abbastanza soldi per iniziare? Qualcuno potrebbe semplicemente dire di non pensarci nemmeno. Ma allora piuttosto che star qui a scrivere e leggere potremmo metterci a sottotitolare in codice binario tutti i film in circolazione. Anche se una parte dei finanziamenti base li si avessero una soluzione trasversale e collaborativa la si può trovare: il crowdfunding. Già in precedenza mi ero dimostrato favorevole a questa metodologia di raccolta fondi per far partire un progetto. Aggiungo oggi a patto di non abusarne in forma di spam, si rischia un effetto boomerang. Mi permetto di dirlo per esperienza personale, tanta di quello spam che stavo arrivando ad aborrire chi lo proponeva. Finito lo sfogo ritorno nei ranghi e lo rilancio. Di piattaforme ve ne sono diverse, specializzate in diversi campi, più musicali o più filmografici, con diverse metodologie e provenienza. Col tempo stanno prendendo più piede anche piattaforme anche italiane, sarebbe interessante, nell’ambito della discussione che sempre auspico, riuscire a stilare un elenco corredato da commenti, opinioni ed aspetti tecnici, in maniera tale da fornire un aiuto a chi si interessasse. Per il momento non mi metto a parlare dei già conosciuti Indiegogo e Kickstarter. Di Buzzker, brasiliano, già accennai. Per questa volta accenno a Musicraider, piattaforma con base in Italia e lanciata da pochi giorni. Ciò che mi spinge a citarli è un taglio che trovo interessante: i progetti da presentare sono sì in ambito musicale, ma un ambito allargato, non solo pensato al musicista che vuole registrare un disco, ma anche per chi vuole proporre un concerto, una tournée, o più in generale tutto ciò che potrebbe proporre chi potrebbe far parte della filiera trasversale… Si tratta di una piattaforma nuova, ma con buoni propositi… Mi piacerebbe avere opinioni anche a questo riguardo. Intanto un’altro tassello alla collaborazione trasversale c’è… parte la caccia al tesoro per completare il puzzle.