May the Piper

Netherland Dwarf
“May the Piper”

May the PiperNetherland Dwarf – “May the Piper”
Stream: Play
Download: Here
License: Creative Commons BY NC SA

Year: 2012
From: Japan
Netlabel: Totokoko
Genre: ToysInstrumental, Prog (?)

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Barocco. Questa è la prima parola che mi viene da associare all’ascolto del disco. Non è l’unica, ma la prima che salta alla mente. Ovviamente da inesperto di musica classica, o cameristica. Magari non c’entra nulla. Però mi son chiesto come mai di quel titolo in italiano. “Siciliano” intendo. Magari avrà conosciuto qualcuno di Palermo o Catania. O gli sarebbe piaciuto poter esser di quella regione. Il tempo di chiederselo e parte Urban Tango. E nel titolo si ha una definizione di genere musicale. Poi non si sa come si ricerca il termine “siciliano” in rete, e toh guarda, ha una sua voce specifica sulla wikipedia inglese. Puff, ora anche gli aggettivi si son messi a mettere nell’enciclopedia open? E parte il clik al link. E si scopre che “Siciliano” è anche il termine di uno specifico passaggio della musica barocca. Ma allora… Allora l’influenza di questo tipo di musica non è soltanto un’immagine astratta avuta da un totale ignorante di musica classica come me. Forse ci può rientrare a pieno titolo. A questo punto si potrebbe passare alla voce “Prog”. Ecco. qui c’è più difficoltà a sostenere che sia rock progressivo, almeno in senso stretto. Non abbiamo nulla a che vedere col prog sinfonico italiano, col canterbury e men che meno con del krautrock. Abbiamo l’idea di musica che progredisce, come anche qualche progster sostiene. Una progressione che parte da riferimenti effettivamente classici, vedi il discorso sul barocchismo, e lo evolve con altri mezzi, o letteralmente strumenti. E qui si arriva al terzo termine: toys, o giocattoli. Sì, proprio quei giocattoli. Quelli magari in latta, il tamburellaio in latta che tiene il tempo, mentre si suona uno xilofono giocattolo. O quei tamburelli con anche dei mini piatti sul bordo, ormai ritrovabili soltanto nel ricordo dell’infanzia o in qualche band di revival di musica popolare d’altri tempi. O anche in mano di qualche freakkettone degli anni settanta già fuori tempo massimo allora. Qua invece siamo proprio ad utilizzare giocattoli. E ciò che ne esce è un disco divertente, leggero e importante. I brani in questo caso sono della lunghezza giusta, relativemente brevi nella durata, ma impegnativi nei suoni, così raggiungendo un buon equilibrio nell’ascolto. Mi piacerebbe il progetto fosse portato avanti, le basi sono davvero interessanti, e a svilupparle potrebbe venir fuori qualcosa di ancor più impegnativo.

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