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Appunti

Ora. è un periodo che il blog è fermo, ma non è deceduto, nella maniera più assoluta. Problemi con il mezzo, il mio computer, non mi permettono di sfruttare le possiblità che la rete propone, rendendo ancor più lenti e lunghi i tempi per un post che non sia soltanto testuale… Perfortuna arrivano le ferie, che verranno sfruttate per risolvere e riprendere. Intanto questo messaggio di passaggio.

Già che sono qui ne approfitto per linkare un post di Aliprandi, che per l’ennesima volta si trova a dover spiegare un concetto basilare sul ruolo delle licenze,  in generale e nello specifico quelle creative commons, che in se non tutelano il diritto d’autore (automatico e stabilito ab origine dal momento in cui si pubblica, ovvero si rende pubblica, un’opera che tale può definirsi) bensì regolano l’utilizzo che terzi possono fare dell’opera stessa. Qui il link.

Grazie per l’attenzione

A presto

Collaborazione trasversale, filiera e crowdfunding

In generale la mia posizione nell’affrontare una situazione prevede, per quanto possibile, un approccio multidisciplinare, ovvero cercare di affrontare l’oggetto in questione da più parti e in diverse maniere per ottenere il risultato auspicato. Molto spesso una sola via non basta. In sostanza non esiste una bacchetta magica che da sola possa risolvere tutto. Ovviamente ciò vale anche per la musica, in particolar modo se in partenza dal basso e rilasciata sotto licenza Creative Commons. Queste ultime, secondo un’interpretazione comunemente riconosciuta, sottointendono una finalità sostanzialmente di non lucro in quanto incentrate sull’idea di condivisione. Da questo assunto deriva il fatto che nella maggior parte dei casi i dischi vengono proposti al pubblico a titolo gratuito, da netlabel che a loro volta si adoperano senza finalità di lucro e promossi da persone spinte da interesse personale. Ma ciò non vuol dire che non vi siano costi, in primis per i musicisti, che pur risparmiando sul costo del materiale di supporto, avranno pur sempre spese di registrazione, strumentazione, autoaggiornamento e così via… e seppur più in piccolo il discorso lo si può immaginare valido anche per le altre parti della “filiera”: vi sono costi, pressoché zero per una lavorazione base, ma in aumento se si volesse ampliare la portata del proprio lavoro. Quindi si tratta di un fattore importante che riguarda tutto ciò che ruota intorno alla musica. La soluzione più semplice sarebbe mettere un costo fisso all’utente finale. Idea da non disdegnare per partito preso, ma che va osservata in quelli che possono essere considerati effetti negativi. In sostanza un approccio tale risulta essere un freno. Ogni persona ha un proprio budget oltre al quale volente o nolente non può andare, quindi su larga scala un costo fisso semplicemente comporta il non aquisto, quindi da un lato sicuramente un mancato introito, mentre dall’altro non si hanno vantaggi bensì conseguenze quali mancata possibilità di farsi conoscere e, a cascata, il blocco di un eventuale interesse verso ciò che si propone, mancato interesse verso esibizioni dal vivo, mancato interesse verso lavori futuri e via dicendo. Tutto ciò ovviamente oltre al contravvenire al principio base della condivisione. Visione pessimista? Può essere. Ma nel mondo del “music business”, quello delle major per intenderci, quella dei grandi eventi, dei grandi nomi è quello che sta succedendo. Finché si tratta di qualcuno di ampliamente conosciuto la ruota gira, ma su se stessa, senza riuscire a lasciare il proprio spazio a chi potrà seguire quando è facilmente immaginabile che anche la camera d’aria più resistente prima o poi si sgonfia… Quindi che fare? Approccio multidisciplinare. Un buon inizio è quello di lasciare un’offerta libera, in maniera da permettere comunque l’ascolto e la condivisione, eliminando in maniera definitiva gli effetti collaterali, il tutto senza precludersi la possibilità di ricevere un aiuto. Aiuto che si può cercare anche in forma non economica per esempio. Cercare la collaborazione di quelle che in precedenza avevo definito parte della filiera: blog, portali, webradio, ma anche radio, riviste e via dicendo. Una filiera trasversale dallo spirito collaborativo e volto alla condivisione. Ovviamente non risolve l’aspetto economico ma lo aiuta in maniera indiretta, non facendo lievitare i costi e promuovendo i lavori proposti. E sopratutto implementa l’obiettivo primario: la crescita personale degli individui tramite l’accesso alla conoscenza, all’arte e al sapere. Ora ho evidenziato due approcci, uno che riguarda direttamente gli introiti volti a coprire le spese, uno più indiretto e l’altro esplicitamente economico ma che arriva alla fine. E se non si avessero abbastanza soldi per iniziare? Qualcuno potrebbe semplicemente dire di non pensarci nemmeno. Ma allora piuttosto che star qui a scrivere e leggere potremmo metterci a sottotitolare in codice binario tutti i film in circolazione. Anche se una parte dei finanziamenti base li si avessero una soluzione trasversale e collaborativa la si può trovare: il crowdfunding. Già in precedenza mi ero dimostrato favorevole a questa metodologia di raccolta fondi per far partire un progetto. Aggiungo oggi a patto di non abusarne in forma di spam, si rischia un effetto boomerang. Mi permetto di dirlo per esperienza personale, tanta di quello spam che stavo arrivando ad aborrire chi lo proponeva. Finito lo sfogo ritorno nei ranghi e lo rilancio. Di piattaforme ve ne sono diverse, specializzate in diversi campi, più musicali o più filmografici, con diverse metodologie e provenienza. Col tempo stanno prendendo più piede anche piattaforme anche italiane, sarebbe interessante, nell’ambito della discussione che sempre auspico, riuscire a stilare un elenco corredato da commenti, opinioni ed aspetti tecnici, in maniera tale da fornire un aiuto a chi si interessasse. Per il momento non mi metto a parlare dei già conosciuti Indiegogo e Kickstarter. Di Buzzker, brasiliano, già accennai. Per questa volta accenno a Musicraider, piattaforma con base in Italia e lanciata da pochi giorni. Ciò che mi spinge a citarli è un taglio che trovo interessante: i progetti da presentare sono sì in ambito musicale, ma un ambito allargato, non solo pensato al musicista che vuole registrare un disco, ma anche per chi vuole proporre un concerto, una tournée, o più in generale tutto ciò che potrebbe proporre chi potrebbe far parte della filiera trasversale… Si tratta di una piattaforma nuova, ma con buoni propositi… Mi piacerebbe avere opinioni anche a questo riguardo. Intanto un’altro tassello alla collaborazione trasversale c’è… parte la caccia al tesoro per completare il puzzle.

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Dialogo su Netlabel

Credo che sia importante in assoluto il dialogo/confronto, costruttivo e propositivo, affinché vi possano esser miglioramenti nel campo in discussione. In particolar modo da queste pagine è facile si parli di netlabel. In tal senso due punti mi preme riportare. Uno ormai passato ma che è bene ricordare e da tenere come esempio da ripercorrere è stato l’incontro avvenuto ad Ala dal titolo “Netlabel Concert Session” in cui sono stati proposti concerti di artisti che collaborano con netlabel e incontri/confronti tra diverse persone provenienti dallo stesso mondo delle netlabel. Quindi un doppio importante lavoro, la possibilità di assistere all’esecuzione dal vivo di album precedentemente ascoltati grazie alle netlabel e la costruzione di un dialogo sull’attuale situazione delle netlabel stesse con fini propositivi e costruttivi. Purtroppo non ho potuto presenziare, ma incoraggio affinché incontri di questo tipo possano esservi ancora in futuro. D’altro canto importante è che la discussione continui anche attraverso la rete, e perciò, nel secondo punto, cito un post dal blog di Eldino, in cui suggerisce alle netlabel, su esempio di come fa la Enough Records, di inserire una “rubrica”, un box o come lo si voglia chiamare, in cui si segnalano i concerti degli artisti presenti nelle proprie pubblicazioni. Ciò aiuterebbe netlabel e artisti a farsi conoscere di più, a promuoversi e in definitiva evitare che la fruizione della musica rimanga esclusivamente legata alla rete, perdendo i contatti con la realtà. Questo non vuol dire che da parte mia ci sia una aspettativa per cui le netlabel debbano diventare anche promoter/agenzie/organizzazione eventi rischiando così di perdere di vista il loro obiettivo primario, quello di mettere a disposizione il lavoro degli artisti con criteri caratterizzanti la stessa (geografici, stilistici etc) e in maniera facilmente fruibile (la rete tessa), bensì occuparsi in maniera maggiore della promozione degli stessi, aggiungendo così un tassello alla lotta contro l’effetto che mi vien da definire “albero che cade nel deserto” (se un albero cade nel deserto fa rumore? fisicamente sì, ma se nessuno lo sente è come se non lo avesse fatto). Non cambierà la vita l’aggiungere le date dei concerti, ma la strada percorsa è qu. ella giusta. Un piccolo accorgimento che va nella direzione giusta. Poi starà ad altri (per esempio anche questo blog) raccogliere i dati ed amplificare ancor più il lavoro svolto da artisti, netlabel ed organizzatori concerti, in un clima di collaborazione e costruzione finalizzato alla creazione, divulgazione, condivisione di espressioni artistiche, musicali e via dicendo.

Crowfunding Manuale CC edizione spagnola

Simone Aliprandi, giurista e fervido sostenitore della libera circolazione delle informazioni, pubblica il seguente invito teso alla ricerca di fondi tramite crowfunding per l’edizione spagnola del manuale sulle licenze creative commons.
Simone Aliprandi, lawyer and supporter of free flow of information, publish the next invite for the crowfunding of a spanish edition of a manual about creative commonns licences.

“Se qualcuno ha contatti spagnoli o sudamericani, può far circolare questo comunicato? avrete tutta la mia gratitudine. un caro saluto, Simone
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Simone Aliprandi, divulgador y activista de la cultura libre Italia, acaba de lanzar una iniciativa sobre Ulule, la plataforma de crowdfunding; el objetivo es financiar la creación y producción de la versión en español del libro “Creative Commons: una guía de usuario”, publicado en 2011 y disponible en línea sobre el sitio web www.aliprandi.org/cc-user-guide (primer libro sobre las licencias Creative Commons).
La versión en español se llama “Creative Commons: guia de usuario. Un manual completo con una introducción teórica y sugerencias prácticas” y la página para participar en la recaudación de fondos es: http://es.ulule.com/cc-guia/ .
A continuación, una breve presentación del libro: Aquí tiene un manual operacional que sirve de guía para los creadores
que deseen adentrarse en el mundo de las licencias Creative Commons, las licencias más famoisas y populares de libre distribución de productos intelectuales.Sin dejar de lado útiles aclaraciones
conceptuales, el autor entra en detalles técnicos de las herramientasofrecidas por Creative Commons, lo que los hace también comprensible para los neófitos totales. Este es un libro fundamental para todos aquellos que estén interesados en la OpenContent y el mundo copyleft.”